venerdì 23 novembre 2012

DONNA INTELLIGENTE, UOMO RUFFIANO

Cavalli e cavallesse
In un articolo di Repubblica (l'articolo è qui) del 16/07/2012 leggevo: "Il sorpasso delle donne. 'Così sono diventate più intelligenti dell'uomo.'"
L'articolo si sviluppa con delle argomentazioni e analisi di cui uno segue volentieri il filo, che partono dalla constatazione che le donne hanno finalmente superato gli uomini nei punteggi dei test d'intelligenza, cosa mai accaduta prima. Seguono ipotesi, teorizzazioni, elementi etiologici: forse ciò è dovuto al pluridecennale impegno quotidiano a conciliare lavoro e famiglia, si legge, incarnazione del "multitasking" che noi credevamo riguardare solo computer e smartphone.
Continuo la lettura, giudicandola non priva di senso. Seguo l'appunto sull'IQ test, da sempre considerato controverso nella sua dichiarata pretesa di misurare una facoltà così complessa quale è l'intelligenza umana. Da sempre, simili test furono usati per "sostenere la superiorità di una razza sull'altra, o di un sesso (quello maschile) sull'altro (sic!)". Oibò, penso, stai a vedere che mò verrà usato per sostenere la superiorità della donna sull'uomo. Ma continuo la lettura. Certo, tale sviluppo "non si afferma in ogni paese", ma "la tendenza è chiara ed evidente" (sottolineatura nostra). Quanto chiara ed evidente? Bè, per esempio si apprende da una carta tematica del pianeta, ivi raffigurata, che in Europa occidentale "la differenza è minima" (a favore di chi? Mah), in Australia il QI è identico, ma - colpo di scena - il sorpasso è già cosa fatta in paesi chiave come Nuova Zelanda ed Estonia, e pure in Argentina (e nella Libera Repubblica di Suprakazzolas, aggiungeremmo noi), tutti paesi con una solida tradizione di anticipatori dei trend mondiali, verrebbe da dire.


Materia grigia e materia bianca

La Stampa segue a ruota e aggiunge nuovi e succosi elementi (clicca qui). Ma lo sapete, per esempio, che "a parità di abilità intellettuali, nonostante il cervello maschile abbia dimensioni più grandi, le donne hanno una più alta percentuale di materia grigia"? Sfortunatamente, si riafferma nei nostri giornalisti la tendenza a sparacchiare senza dare riferimenti (almeno una citazione minimale, come l'autore dello studio/ricerca e la data della sua pubblicazione: troppa fatica, vero?). Così ho deciso di proporre io un riferimento: uno studio dell'Università della California, Irvine, ripreso da Sciencedaily (qui), dove apprendiamo che "i maschi hanno più materia grigia", laddove le femmine "possiedono più materia bianca", ma questo non determinerebbe la maggior intelligenza dell'un sesso sull'altro: solo "diverse tipologie di struttura cerebrale" che però "sono capaci di produrre una resa intellettuale equivalente."

Le complottarde gentili

Tornando all'articolo di Repubblica, a un certo punto la si butta sulla sociologia. Dice James Flynn, lo studioso autore della rivoluzionaria ricerca che è a oggetto dell'articolo: "Le donne sono state per secoli il sesso svantaggiato, represso […]. Ora che sono diventate indipendenti si vede meglio quanto valgono." Una tizia di nome Jamieson, neodottorata a Cambridge, tira fuori i cosiddetti e rivela un piano di complotto che manco il tritolo nelle Twin Towers: "Sotto sotto noi donne abbiamo sempre saputo di essere più intelligenti degli uomini, ma in passato dovevamo attenerci allo stereotipo del 'gentil sesso', perciò abbiamo lasciato credere che fossero più intelligenti loro." Che c'entra lo stereotipo del "gentil sesso" con il fingersi stupide? Poco importa: il solerte giornalista del giornale di Scalfari ringrazia e riporta. 


Inganno scientifico

Come avrete capito, l'umile lettore che io sono ha già maturato a questo punto della lettura (a dire il vero l'articolo è ormai finito) dei dubbi sulla coerenza e sull'onestà intellettuale dell'articolo in questione (o - distinzione di filigrana zecchinata - dello studio scientifico di cui parla). Ma il meglio doveva ancora venire. Un abituale lettore di giornali legge prima di solito l'articolo, e poi si cimenta con foto, grafici, specchietti esplicativi a corredo dello stesso. In questo caso, forse avrei fatto meglio ad invertire la sequenza. Uno specchietto esplicativo al centro dell'articolo, centrale ma di una minutezza tale da non riflettere la sua importanza, dava conto di ciò in cui consisteva lo studio di Flynn. Qual era stato il metodo impiegato dalla ricerca per giungere alla conclusione che la rivoluzione si è compiuta, e che le donne sono diventate più intelligenti degli uomini? Un IQ test atto a valutare l'intelligenza logico-matematica, logico-verbale e spazio-visiva? Manco per sogno. Si tratta di "15 milioni di domande in nove lingue basate sul gioco da tavolo Trivial Pursuit" (corsivo nostro). Risultato: 4.088.139 risposte corrette da parte femminile contro 4.077.596 risposte corrette date dagli uomini. Voi capite bene la portata della rivoluzione testè consumatasi: ben 10.543 (cioè un entusiasmante + 0.25%) risposte corrette date in più: un peto di poppante nell'atmosfera gassosa di Giove. E in un gioco che testa semmai il livello culturale di una persona, per nulla e in nulla la sua intelligenza! Ma, a tal proposito, non si sapeva già che le ragazze sono più brave dei maschietti a scuola, dove ottengono sempre i migliori voti? C'era bisogno di una simile ricerca per appurare questo, ammesso fosse questo il suo obiettivo, cosa che naturalmente non è, perchè nell'articolo si parla di intelligenza, non di cultura. Ricerche come queste sono più che inutili: sono ingannevoli.

Conclusione. Ruffianeria repressiva

Mi avvio alla conclusione, anzi alle conclusioni:
1) Un primo aspetto da sottolineare è la solita e poco intelligente confusione fra cultura e intelligenza. Chi in vita sua non ha conosciuto persone intelligentissime e poco o nient'affatto colte e persone coltissime ma assolutamente idiote? Io un più d'una. Dirò di più: chi sa di essere intelligente in giovane età è più prono ad adagiarsi di chi, nutrendo (fondati) dubbi sulle proprie facoltà intellettive, crede di migliorarle applicandosi negli studi e nell'assorbimento di nozioni. E' vero che non sempre chi crede di essere intelligente lo è, ma è anche vero che chi crede di acquisire intelligenza assorbendo nozioni equivoca il concetto di intelligenza e già in partenza non si rivela molto astuto.

2) Un secondo aspetto è che l'uomo (nel senso di maschio) si conferma un grande ruffiano. Purtroppo, qui non si parla della semplice ruffianeria del singolo seduttore d'amore. La ruffianeria non è mai sincera e nasconde sempre uno scopo. Nel nostro caso, lo scopo si svolge su una scala che tocca l'organizzazione della società, la distribuzione del potere all'interno di essa. La donna deve rizzare le antenne di fronte a certe operazioni di ruffianeria di livello sistemico, orientate a distribuire contentini in forma di riconoscimenti di facciata che non smuovono nulla ed anzi cementano lo status quo. Se la donna vuole migliorare la sua condizione nella società nel contesto di questioni cruciali (penso ad esempio a una legislazione che obblighi le aziende al rispetto - da codificare in diritti speciali - della condizione di maternità delle lavoratrici), certe furberie devono essere lasciate cadere nel vuoto. Finchè la donna si mostrerà malleabile e ricettiva nei confronti di lodi pelose che si avvalgono addirittura di puntelli pseudo-scientifici (come nel caso in questione) e la cui ipocrisia è palese, allora la sua condizione di minorità sociale si alimenterà invece di esaurirsi.

3) L'articolo di Repubblica ci dice molto del modo in cui funziona certo giornalismo, anche di presunta élite. Il dato di cui si parla in esso non è nuovo. Già qui (2 anni prima!) si diceva che le donne sono più brave degli uomini a Trivia Pursuit. Solo la conclusione è diversa.

4) Ma il giornalismo fa da spalla a un cattivo modo di fare ricerca scientifica. Certe ricerche farlocche, di cui sono pieni i registri, rivelano la necessità di presentare il tabellino pieno al Ministero della Ricerca Scientifica (o chi per esso) che ti allunga la pagnotta. Il tutto si organizza in un gioco delle parti a cui partecipano ricercatori, scienziati, università, e che consta nell'affermare verità per poi negarle a distanza di tempo, per poi riaffermarle per poi rinnegarle (il vino rosso fa bene al cuore, anzi no, anzi si, anzi no ecc.). Il tutto potendo contare sull'affanno di editori che devono riempire ogni giorno 50 pagine e più, e su giornalisti-pallafrenieri troppo disponibili a far da megafono - a volte involontariamente - a operazioni di controllo sociale o di bassa cucina scientifica. L'articolo di Repubblica, come molti altri, è una puttanata perchè la notizia è una puttanata, ma questo ovviamente non assolve il giornalista, il cui compito, quando non riesce a scoprire qualcosa di nuovo, sarebbe almeno quello di selezionare con cura le notizie.

Quante cose, quante verità nascoste si deducono da un semplice pezzo di cattivo giornalismo! Se non stanno attenti, i giornalisti, invece di proteggere il sistema con un'informazione-spettacolo irregimentata secondo le stringenti regole della divisione del lavoro (il giornalismo di destra protegge ideologicamente l'operato della polizia, i privilegi della finanza, dell'impresa ecc.; quello di sinistra il sistema della scuola, i privilegi dell'impiego pubblico, delle coop ecc.), finiscono per metterlo a nudo.
Ma le donne non si scoraggino. A corroborare la tesi che la donna è più intelligente dell'uomo rimane dopo tutto il fatto che certi articoli li possono scrivere solo gli uomini.


Nessun commento:

Posta un commento