sabato 14 novembre 2015

L'AGGETTIVO "PATETICO": USARE CON CAUTELA

(Difficoltà: 2,6/5)

L'aggettivo “patetico” si trova spesso anche nel linguaggio comune, soprattutto – va detto – nella cultura anglosassone. Esso ha però perso ormai il suo tradizionale significato – neutro e privo di caratterizzazione critica – di cosa che “che suscita compassione e commozione o tristezza” (Sabatini-Coletti), per cui si ha una scena patetica, o un romando, o una storia ecc. L'uso più caratteristico è piuttosto quello denigratorio: il “patetico” è la persona che desta imbarazzo e perciò merita commiserazione. E' colui che dimostrerebbe, anche con un solo gesto o parola, di essere un reietto, un fallito, uno sconfitto. Esso è insomma un insulto che pretende di riassumere il senso di una vita: in questo senso, è l'insulto più affrettato, pretestuoso e infondato che si possa proferire o ricevere, perchè ognuno di noi - ciò che si è - è il risultato di vicissitudini che è impossibile per chiunque – anche per noi stessi – sintetizzare in un'espressione senza che qualcosa di essenziale sia lasciato fuori. 
Ma il vero carattere paradossale dell'abuso dell'aggettivo “patetico” risiede altrove, in una dimensione che non si sovrappone necessariamente con quella sopra descritta. Molto spesso, l'aggettivo “patetico” è scagliato all'indirizzo di chi in qualche modo s'apre affettivamente, esprime ciò che prova, manifesta la sua sofferenza spirituale. In quanto tale, “patetico” è la razionalizzazione dell'insensibilità dell'era che viviamo, della sua sotterranea disumanità. Il carattere paradossale a cui accennavo a inizio paragrafo rivela la sua qualità di vero e proprio abominio se pensiamo che, secondo questo canone interpretativo, anche Leopardi o Pascoli sarebbero da considerare “patetici”. Ciò connota, quindi, l'aggettivo “patetico” con una carica anticulturale che non va sottovalutata. Meglio quindi impiegarlo dopo aver letto le “istruzioni d'uso”: per esempio in quei casi in cui l'industria culturale vuole venderci prodotti facendo leva sulla nostra capacità di commuoverci diluendo e sminuendo così l'importanza di tutte le reali occasioni che meritano la nostra partecipazione emotiva. In questo modo, l'utilizzo corretto del termine “patetico”, oltre a servire a preservare lo spirito della memoria culturale, serve anche a ricordarci che l'umanità, la compassione e l'altruismo sono un bene prezioso che non va disperso.

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