lunedì 13 maggio 2013

OMOSESSUALITA': COSA SI CELA DIETRO IL NUOVO "CONSENSUS"

(Difficoltà: 3,8/5)

Macchia di RorschachIn questo articolo vorrei affrontare tre ordini di considerazioni. Il primo di carattere ideale; il secondo di carattere storico-demografico; il terzo di carattere per così dire "socio-interpretativo".


Il Duplice Pregiudizio sull'Omosessualità

Quando si parla di omosessualità, si ingenerano frequentemente due tipi di pregiudizi, pressochè uguali, chiaramente opposti. 
1) Il primo è quello a cui più immediatamente si pensa: quello cioè che condanna l'omosessualità come un'anomalia e una malattia. A quale grado di aberrazione un simile pregiudizio possa giungere, è illustrato dalla sorte del matematico inglese Alan Turing, morto suicida negli anni '50 del '900 perchè condannato per il reato di omosessualità da un tribunale inglese a una cura di ormoni femminili (per inciso, si suicidò con una mela avvelenata al cianuro, per far sembrare il tutto un incidente e non recare dispiacere all'amata madre. Il logo della mela morsicata di Apple si ispira proprio a questo particolare).
2) Il secondo tipo di pregiudizio a cui accennavo è quello, ultra-liberale, che quasi celebra l'omosessualità come un valore, come una cosa equipollente per normalità all'eterosessualità. Anche quello che può essere definito un "anti-pregiudizio" mantiene i tratti del pregiudizio. Infatti, è certamente sbagliato considerare l'omosessualità come un'anomalia, ma è altrettanto incoerente considerarla come una condizione di assoluta normalità. Questa mia idea può suscitare scandalo solo presso chi sia rimasto irretito in questo pregiudizio. Il concetto di “politically correct” sta alla società come quello di “diplomazia” sta alla politica: è vissuto come un'ipocrisia necessaria, e la discussione sull'omosessualità è un caso emblematico. Se disclochiamo per un momento la massima kantiana dell'“agisci come se la massima della tua azione dovesse essere elevata dalla tua volontà a una legge universale di natura” dall'ambito della morale a quello naturalistico-darwiniano, capiremmo che l'omosessualità non è un'anomalia, ma sì una condizione peculiare che, se estesa all'intero genere umano, lo porterebbe all'estinzione. Dobbiamo sforzarci di capire che la contestazione di questo fatto come di un “pregiudizio”, sarebbe esso stesso un pregiudizio (del secondo tipo descritto) che nega la realtà dei fatti naturali. E dobbiamo anche sforzarci di capire che non tutto ciò che diverge da una condizione di normalità è necessariamente negatività o impoverimento, anzi è spesso l'esatto contrario, come testimonia la figura del genio.


Alle Origini dello Sviluppo “Virtuoso”: il Ruolo della Mercato e della Politica

Il secondo ordine di considerazioni è quello di carattere storico-demografico. E' palese riscontrare un notevole cambiamento di sensibilità nei confronti della condizione omosessuale, nonostante i vecchi pregiudizi (quelli del primo tipo che ho descritto) siano duri a morire. Si parla sempre più spesso del riconoscimento di diritti civili coniugali, e le aperture in seno alla società e alla politica si sprecano. Il fatto che, pur in tempi di grave crisi economica, questa ed altre questioni collegate occupino con costanza l'apertura di quotidiani come il francese Le Monde, non può essere un caso. Ma chiediamoci piuttosto: è questa serie straordinaria di aperture mediatiche e politiche veramente il frutto di una diffusa sensibilità verso la condizione omosessuale? Come nel caso dell'uovo e della gallina, è sempre difficile distinguere ciò che è causa da ciò che è effetto. Certamente l'uomo comune è diventato in media più aperto e tollerante verso gli omosessuali, e quindi i media, la produzione culturale, la politica hanno seguito a ruota. D'altra parte però, i media e la politica hanno svolto un ruolo nella sensibilizzazione della società attorno a questa questione. Chi ha influenzato chi? E' stata un'operazione portata avanti dai media, dalla produzione culturale e dalla politica o un moto spontaneo della società a cui giornali, pubblicità, industria culturale e classi dirigenti hanno dovuto adeguarsi? Questione difficile da risolvere, e comunque nemmeno molto essenziale. Sembra di poter dire che se l'attuale rivalutazione della condizione gay fosse attribuibile alla generalizzata emancipazione dei costumi sessuali, essa avrebbe manifestato i tratti attuali già a ridosso degli anni '60 o '70. Ma ciò non avvenne: film e sitcom dai '70 in poi palesano pregiudizi e motteggi ai danni degli omosessuali che se mostrati oggi condurrebbero a un sollevamento dell'opinione pubblica. La mia opinione è piuttosto che vi possa essere stato in tempi recenti un accrescimento della popolazione omosessuale, e che questo accrescimento sia però molto più percepito che reale: semplicemente, si sono prodotte delle condizioni socialmente più favorevoli per l'“outing”, poi il risultato è stato registrato sociometricamente ed è finito sulle scrivanie delle agenzie di marketing e delle segreterie politiche, che hanno così scoperto un nuovo target di consumatori/elettori. Il vero effetto a cascata sulla percezione pubblica della questione si è avuto quindi con questo passaggio fondamentale, e cioè con il risveglio di un interesse commerciale e politico attorno alla rappresentanza omosessuale della popolazione, che ha reso “mainstream” questioni appartenenti a una micro-rappresentanza sociale diventata ora numericamente appetibile.


L'Evoluzione in Positivo dell'Opinione Pubblica Attorno alle Tematiche Gay: il Ruolo Giocato dalla Scoperta della Fecondazione in Vitro

Ma ogni discorso sul legittimo esplodere della solidarietà verso la condizione omosessuale può essere affiancato da un ulteriore elemento interpretativo, possibilmente dirimente. E' l'elemento socio-interpretativo al quale accennavo. Si è parlato sopra del dato di fatto di un'estinzione del genere umano nel caso altamente ipotetico che la condizione omosessuale potesse essere fatta valere per tutti, ciò che preclude una sua "normalità" in senso strettamente logico. Ma a ben vedere, nel dire questo non si tiene conto degli ultimi sviluppi della scienza in termini di fecondazione artificiale. Quindi una domanda si impone: è possibile che l'improvvisa generalizzata attenzione verso le dinamiche e le problematiche gay sia attribuibile a un rilassamento dell'istinto autoconservativo della specie che vedeva nel diffondersi dell'omosessualità una possibile via verso la propria estinzione? E' possibile che la copertura mediatica offerta allo sviluppo di evolute tecniche di fecondazione in vitro, assurgibile a concreta alternativa tecnologica all'utero femminile, abbiano adombrato in tale prospettiva una soluzione reale al problema dell'estinzione umana, tenendo aperta una possibile via di fuga e rassicurando quello che Schopenhauer chiama lo "spirito della specie"? E' chiaro qui che si sta riflettendo in termini di "inconscio collettivo", come è il caso dell'intero articolo, e che l'elemento interpretativo della fecondazione artificiale getterebbe lumi sui motivi per cui nei media questioni come il matrimonio e le adozioni gay abbiano guadagnato così tanta attenzione.
Ma se l'omosessualità diventa una prospettiva "sostenibile" di vita nell'economia della specie, allora anche l'universalistico precetto morale kantiano potrebbe essere utilizzato in senso inverso, cioè per avvalorare la liceità morale dell'omosessualità proprio a partire dalla universalizzabilità della stessa in termini naturali.


Riflessione Conclusiva

L'improvviso infervorarsi della discussione attorno alle problematiche del mondo gay è in parte caratterizzato da apprezzabili moventi di apertura e di confronto. Ma non bisogna mai perdere di vista il dato di fondo, che si può scorgere solo a partire da un'analisi critica basata sulla concretezza delle dinamiche sociali. C'è sempre da dubitare sulla genuinità di un sentire sociale fondato sulle premesse del Mercato e della ricerca di consenso politico. E il carattere dogmatico, pregiudiziale e sovente adulatorio dell'approccio alla questione dell'omosessualità nei media e nelle tribune politiche sembra confermare ogni dubbio. La solidarietà verso i gruppi socialmente svantaggiati è un dovere civile, ma la ricerca della verità attorno alle cause dei fenomeni sociali è pure un dovere civile, perchè disvela rapporti di potere e di influenza che strumentalizzano in forma di un "buonismo" ipocrita e peloso i sentimenti civili più encomiabili, con il risultato di diluirli e corromperli. Nei confronti di queste forze è sempre opportuno mantenere uno sguardo criticamente vigile.

Esserappariressere

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