lunedì 2 settembre 2013

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9986

(Difficoltà: 4,1/5)

MITI SULL'UOMO: PARTE 1: L'INTELLIGENZA.

Ah ah
Se c'è una cosa che mi fa incazzare è la supponenza - soprattutto da parte degli intellettuali - con cui si sentenzia sulla stupidità altrui (di solito, della massa, col patetico intento di chiamarsene fuori), non riconoscendo il fatto che la stupidità, come l'intelligenza, ha mille facce, e nessuno è immune da tutte. Ne voglio approfittare per dire la mia su questa cosa chiamata appunto "intelligenza". 



Einstein è meno intelligente di te

L'uomo è un essere intelligente? Naturalmente sì. Ma è così intelligente come pensa di essere? Cosa è l'intelligenza, dopo tutto? Si può dire sia la capacità di catturare il quadro d'insieme delle cose, volendo intendere con ciò non solo, teoricamente, gli elementi che compongono la realtà e la loro funzione in essa, ma anche, pragmaticamente, il loro posizionamento e ruolo nel flusso di azioni umane di cui noi dovremmo cercare di scorgere l'approccio finale. Ciò che voglio dire è che nel momento stesso in cui ci si dimentica del legame fra teoria e prassi, ci si consegna a una sicura catastrofe.
Si potrebbe pensare che lo scienziato nucleare, rinchiuso in un super-segreto laboratorio nel bel mezzo del deserto del Texas a condurre sofisticatissime ricerche per conto del governo con la sola compagnia della sua apparecchiatura high-tech, possa essere il più intelligente essere sul pianeta. Non è corretto. Se perde - come spesso infatti accade - la facoltà di pensare ai possibili utilizzi pratici delle sue conquiste teoriche, egli perde assieme a ciò anche l'ingrediente principale dell'intelligenza umana che abbiamo descritto sopra. In questo modo, lo scienziato vale, senza offesa, solo poco più dei ratti sui quali conduce i suoi esperimenti. Sotto questo punto di vista, è l'uomo un essere intelligente? La questione è con ciò posta.


Dura opinio, sed opinio?

C'é un'altra questione ulteriore che discutere. Fin'ora ho solo considerato l'intelligenza umana, usando aggettivi come, bé, "umano". La questione é: l'intelligenza umana è la sola esistente sul pianeta? Naturalmente no, e di questo abbiamo prove a valanga. Ed è essa la migliore? Se si chiedesse a un calamaro gigante cosa pensi degli umani, ci farebbe capire che ci considera inferiore se paragonati alla sua specie. Naturalmente, sarebbe l'opinione sua contro la nostra. Il messaggio che voglio illustrare è che un'opinione si fa valere su un'altra solo se la si fa combattere sul terreno che le è proprio, e la via della violenza è precisamente ciò che lavora contro quella opinione. Il punto è: l'opinione che l'uomo è superiore alle altre creature - calamaro gigante incluso - perché ha il potere di annichilirle, è ambigua a dir poco: un'opinione convalidata dall'argomento della forza e della violenza è una contraddizione in termini. Dov'é in ciò l'intelligenza umana di cui tutti parlano? E dove è, quindi, la superiorità dell'uomo? Eppure, questa argomentazione, tanto condivisa da essere diventata un classico argomentativo, è dura a morire.


L'evoluzione come non la si era mai pensata prima (forse)

Ma metti il caso che si voglia insistere su questo punto, perché si è trovata la mia obiezione troppo basata sulla logica astratta. Si potrebbe sostenere con pervicacia che l'uomo è l'essere più intelligente sul pianeta perché, da un punto di vista della principale legge dell'evoluzione, ha raggiungo un punto nel quale egli lo domina, questo pianeta, nel dettaglio delle singole confrontazioni con le diverse specie e nel totale del potenziale bellico raggiunto, che è più che sufficiente per far tabula rasa di tutte le altre forme di vita, se gli gira così.
La frase è incompleta, però, e la parte mancante recita: inclusa la sua. Riformulando, quindi: l'uomo ha raggiunto la possibilità di ripulire la superficie della terra di tutte le sue forme di vita, inclusa la propria. La potenzialità auto-distruttiva della specie umana è un aspetto raramente considerato dagli evoluzionisti, perché l'evoluzione è intesa normalmente soprattutto come la progressiva implementazione di vantaggi competitivi indirizzati a una (potenzialmente) illimitata estensione della vita di una determinata specie in un determinato ambiente. Ma c'è un altro versante da considerare. L'evoluzione, infatti, ha più a che fare con il ciclo di vita-morte, dove noi sappiamo essere la vita a soccombere alla fine, e inevitabilmente. L'uomo è al vertice della scala evolutiva, ma questo non è necessariamente un titolo meritorio da appuntarsi al petto, perché l'uomo serve lo scopo dell'evoluzione gioco-forza, incondizionatamente e universalmente, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che il suo tipo di intelligenza comporta.


Ah, l'agro-dolce sapore del fato

Quanto appena detto ci porta a una conclusione naturale: l'uomo è il vertice dello sviluppo evolutivo e non ha bisogno di una forma di vita superiore che ne possa porre in pericolo l'esistenza, perché LUI STESSO è questa forma di vita. L'uomo è la sola forma di vita su questo pianeta in grado di mettere in pericolo la sua stessa specie fino all'inevitabile conclusione. Interpretato in questo modo, può l'essere il non plus ultra dell'evoluzione, la creatura prometeica chiamata uomo, una conquista? Tra un altro milione di anni, l'evoluzione potrebbe mettere a disposizione del mondo un essere dalla forma di mammuth che ha l'intelligenza di un alieno, può correre come un ghepardo, ha braccia che ospitano dei micidiali cannoni al plasma ed è in grado di teletrasportarsi usando la tecnologia dell'anti-materia, chi può dire. Il problema è: l'evoluzione non ha bisogno di questo, perché con l'uomo essa ha di già raggiunto il potenziale per porre fine al ciclo vita-morte che pertiene a tutte le componenti dell'universo, stelle incluse. Quando avremmo capito che la morte è per l'evoluzione importante tanto quanto lo è la vita, avremmo fatto un importante passo in avanti.


Pensi di essere intelligente? Chiedi un pò a Hegel

E' possibile aggiungere qualcos'altro. C'è una differenza capitale fra intelligenza e astuzia, anche se sovente i due concetti sono identificati. Noi dobbiamo concentrarci sul concetto di intelligenza che si può evincere da opere di Hegel come ad esempio Grundlinien der Philosophie des Rechts ("Lineamenti di filosofia del diritto", 1820). Il suo razionalismo, per quanto controverso alla nostra mentalità, è di importanza fondamentale per mettere un pò di ordine nel concetto di intelligenza, il cui significato nell'opinione più o meno comune si disperde oggigiorno in numerosi rivoli. Per esempio, se si inganna qualcuno per conseguire un beneficio economico, allora si dà prova di astuzia. Ma il proprio comportamento in questo caso è in realtà irrazionale e miope, perché l'apparente razionalità ("rivolta allo scopo") del gesto nasconde l'egoismo dell'interesse naturale che opera al di sotto. Ciò che  in questi casi non si riesce vedere, è che con quel gesto si creano delle appendici del medesimo, la cui portata può essere intelligìbile solo per un essere perfettamente razionale (l'uomo riconosciutosi come Spirito Assoluto, stando a Hegel, Dio secondo altri). Oltre al fatto di rischiare la prigione o di dare un cattivo esempio alla propria figliolanza su come vanno trattate le persone, quella piccola azione può produrre conseguenze di vasta portata interagendo con quel tessuto complesso di interconnessioni che è l'ambiente sociale umano, proprio come lanciare un fiammifero nella radura di un bosco può devastare un'intera regione ben aldilà delle nostre intenzioni. L'astuzia è l'idea di intelligenza che è contemplata dallo spirito dell'evoluzione. In quanto esseri razionali, possiamo certamente aspirare a qualcosa di meglio.


Vola, Icaro, vola...

Per riassumere, non esiste una forma primaria o assoluta di intelligenza, alla quale paragonare tutte le altre. Ci sono tante forme di intelligenza quante sono le forme viventi nel pianeta. Ogni definizione di intelligenza è suggerita dal contesto specifico di ogni condizione di vita. Ma questo è qualcosa che già si sa, immagino. La questione su cui raramente ci si è soffermati, è che la qualità primaria dell'intelligenza umana, la capacità di astrarre dalla realtà per accedere alle leggi generali che la governano, può sigillare la rovina umana in un futuro non troppo remoto, magari a causa dello scioglimento, dovuto all'effetto serra, della cera che tiene assieme le ali icariche dell'uomo. Chi può dirlo?

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