domenica 26 giugno 2016

I SERVO-MEDIA PROPRIO NON VOGLIONO MOLLARE: STUPIDARIO GIORNALISTICO NEL POST-BREXIT

(Difficoltà: 3/7)

courtesy of "opendemocracy.net"
"Li batteremo ancora. Lo stiamo già facendo"
Butterò giù qui un paio di osservazioni a proposito delle reazioni giornalistiche all'uscita della GB dall'Unione europea. L'elenco non è esaustivo: quando si parla dei media del regime euro-tedesco, i confini della menzogna sembrano allargarsi in maniera inversamente proporzionale a quelli dell'Unione. Se ne avrò voglia, lo aggiornerò.


Vecchi contro giovani? No: la vera contrapposizione è tra economia reale ed economia del nulla

I media hanno qui buon gioco nel portare acqua al proprio mulino, o meglio a quello di coloro che servono: l'assist della solita vecchia diatriba tra il nuovo e vecchio, tra i “cambiatori” e i conservatori, tra quelli che guardano a un futuro fatto di autostrade nella troposfera e i nostalgici del protettorato di Cromwell, è offerto loro dal dato apparentemente incontestabile della distribuzione demografica del voto, che parla di una supremazia del “leave” solo a partire dalla fascia dei cinquantenni.
Ma, a dispetto delle apparenze - e secondo una lettura che mi pare, tra le molte, una delle più cogenti per i tempi in cui viviamo - non si tratta in realtà della contrapposizione tra vecchi e giovani, quanto di quella tra economia reale ed economia “del nulla”.
Seguendo per un attimo la semplificazione dei "remainer", la platea dei “vecchi” si comporrebbe di operai, pescatori, contadini, pensionati, piccoli imprenditori e artigiani, tassisti e quant'altro, in larga parte componenti dell'economia che sostiene tutto il Regno dalle periferie, e le categorie più colpite dall'iperburocrazia vessatoria dell'establishment europeo, che come si sa deve a tal punto rispondere alle banche e alle èlite finanziarie da aver perso di vista completamente l'economia reale. E infatti Londra, la "city", una delle maggiori capitali finanziarie del mondo, ha votato in blocco per il remain. Ma l'economia reale è quella che manda avanti un Paese: tutti abbiamo bisogno di mangiare, di abitare, di muoverci; i servizi finanziari acquisiscono un senso e un ruolo solo se si mettono al servizio dell'economia materiale. Scissi da questa, si riducono a un crogiolo di interessi speculativi che finiscono col lavorare contro l'economia reale stessa. Il "terziario" è solo in funzione di un "primario" e di un "secondario": persi di vista questi, esso non è che una bolla pronta a scoppiare.

E i “gggiovani”, che secondo i servo-media avrebbero avuto più diritto a una voce in capitolo, in spregio del principio di uguaglianza nella scelta democratica? Ebbene, la nozione di fuffo-economy non si esaurisce con la finanza che risponde solo a se stessa. Per capirlo, basta notare le professioni dei giovani italiani (o comunque comunitari) anti-brexit intervistati prima e dopo il per loro nefasto evento: giornalisti, galleristi, advisor di varia risma, probabilmente anche qualche wedding-planner. Insomma, tutti i “lavori” che uno attribuirebbe a un fighetto andato a cercare fortuna in terra straniera coi soldi (e magari le conoscenze) di papi: nulla di cui possa campare un Paese. Lavori-bolla, legati a mode o a concezioni insostenibili dell'economia.
Chi, secondo voi, ha il polso reale della situazione? Quelli che servono la comunità con attività che la fanno andare avanti, o degli avventurieri che ricamano sul nulla improbabili carriere a tasso zero di produttività sociale? O che, pur svolgendo un lavoro genuino, guardano al proprio esclusivo retrobottega di immigrati di buone speranze (e così introduciamo il punto successivo)?


"Il voto per il 'Brexit' è stato un voto di pancia." "Un par di palle"

Altra boiata pazzesca ripresa da giornali, commentatori, anchor-men, anchor-women, analisti di tutti i Paesi: quelli che hanno votato per buttar fuori la GB dall'UE non solo sarebbero delle vecchie carcasse superate dalla Storia, ma hanno pure votato con le loro pance, peraltro inflate da decenni di eccessi alcolici.
Peccato che ciò si possa dire più per coloro che il voto l'hanno dato al “remain”: costoro sì hanno votato con la "pancia", cioè con gli unici moventi della paura e degli interessi personali.
Della paura, perché su questo (e, si badi, solo su questo) ha precisamente puntato la propaganda “remain”. Va aggiunto poi che le generazioni-Erasmus, cioè i giovani nativi dell'Europa unita, non hanno potuto conoscere un'alternativa: naturale dunque per loro pensare che vi possa essere solo la catastrofe al di fuori di questa. I “vecchi” hanno invece memoria di una realtà diversa, più dignitosa e meno propensa a farsi dettar legge per un piatto di lenticchie, perlopiù da un popolo – quello tedesco – della cui efferata voglia di supremazia molti di essi conservano tracce indelebili nella memoria.
Degli interessi personali perché, come detto sopra, i “remainster” si sono curati solo della perpetuazione dei loro individuali privilegi carrieristici, e non dell'economia del sistema inglese, che fa naturalmente leva su alcuni settori essenziali che producono beni e servizi di reale utilità sociale.


I cittadini ci ripensano: già tre milioni aderiscono a una petizione per riproporre il referendum.” “E stì cazzi!”

Altra bufala sesquipedale con la quale giornali e media hanno deciso di rendersi ancor più ridicoli: il rilancio della notizia di una petizione per richiedere un match di ritorno, che ha raccolto in pochi giorni già 3 milioni di sottoscrizioni. L'iniziativa porterà il Parlamento inglese a discutere la proposta (ma a questo scopo sarebbero bastate, a norma di legge, 100 mila firme).
Interessante (si fa per dire). Peccato che:
  1. chiunque (e dicasi chiunque) possa partecipare a questa petizione: basta dichiarare di essere cittadini britannici, senza obbligo di presentare documento, ma solo il codice postale della presunta area di residenza (link).
  2. Che valore e senso hanno 3 milioni di sottoscrizioni a fronte dei 16 milioni dei votanti “remain” o, ancor di più, dei 17 e mezzo che hanno votato per il Brexit?
  3. E se a un prossimo ipotetico referendum vincesse il “remain” che si fa? Va bene così perché questo è un risultato che aggrada loro signori, o si va alla bella? E se il Brexit vince la bella che si fa? Si va avanti al meglio dei 5 incontri (pardon: “referendum”)? Qualcuno ha spiegato a questi giovani illuminati la differenza fra un torneo di soccer e consultazioni in cui si decide il destino di decine di milioni di persone?
  4. Come corollario all'enfasi che accompagna questa pseudo-notizia, i media commentano che i britannici si sarebbero pentiti del voto? Ah sì? E come fate a dirlo? Sulla scorta di una petizione dove un medesimo sostenitore pro-remain può votare anche un milione di volte?
Questo è il panorama dell'informazione. Ma non fate tanto i sorpresi: ve l'avevano detto. Certo personalmente avrei pensato che fosse soprattutto una cosa italiana, ma immagino che all'interno di questo carrozzone di inutili parassiti che perde ogni giorno più pezzi, tutto il mondo sia paese.
L'Europa della nazi-finanza sta morendo; Dio e i santi tutti vogliano che il colpo di grazia arrivi presto.

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