domenica 26 luglio 2015

EDUCAZIONE INFANTILE E UTOPIA NECESSARIA

(Difficoltà: 4,4/5)


All'educatore dico: è necessario inculcare nel bambino l'idea di un mondo ideale. Questo può essere il mondo delle favole, dove tutti vivono felici; ma può essere anche il mondo dei principi costituzionali, da evocare ogni volta che si parla di temi che vi si ricollegano interdisciplinarmente (rispetto dei diritti del bambino, lavoro, interculturalità ecc.) Naturalmente, occorre tacere, soprattuto nei primi anni, il fatto che questi principi sono, soprattutto nel nostro Paese, raramente applicati: il bambino in età di scuola primaria non è ancora attrezzato a elaborare questa discrepanza. Sulla stessa linea, gli va nascosta la realtà del male nel mondo, alludendovi solo con il linguaggio trasfigurativo della favola, della fiaba o della parabola.

L'Infanzia: Tra Idealismo e Conservazione

La rappresentazione di un mondo ideale come se fosse realtà non è un modo per mentire al bambino: è semplicemente un modo per farlo familiarizzare, sin dalla più tenera età, con un modello da perseguire quando ne avrà i mezzi. Se, al contrario, si mette il bambino da subito di fronte alle storture o alle tragedie del mondo, c'è il rischio che il marciume di questo gli si imprima nella mente acerba con lo stigma della legge inflessibile, della sentenza scritta nel firmamento: dopotutto, egli pende dalla bocca dell'adulto, è alla continua ricerca di appigli per interpretare i flussi di novità che gli si parano davanti in continuazione, ed è naturale che la descrizione oggettiva - concreta e presente - del mondo avrà più presa della dimensione ideale (dei proclami sul “dover essere”, sulla necessità di rivoluzionare un mondo che non funziona), che il bambino non ha ancora le categorie mentali per valutare. L'“educazione civica”, l'idea di un mondo migliore, non può infatti che rivolgersi per l'infante alla conservazione di ciò che già sussiste (e vertere quindi sull'ecologia e sulla biodiversità, sulla pulizia delle strade, sul rispetto dei diritti e delle diversità ecc.) e non alla trasformazione in meglio di un mondo pieno di aberrazioni.
Con ciò non si vuole dire che il bambino debba essere messo di fronte al fatto compiuto e al prodotto finito di un "mondo perfetto": la ricomposizione dell'ordine e dell'equilibrio dovrà essere il risultato di uno sforzo, di un impegno profuso diacronicamente all'interno di una narrazione. Le problematiche del mondo dovranno essere presentate quindi con la mediazione fantasticheggiante del racconto fiabesco o favolistico dove il lieto fine che conclude le peripezie del protagonista sintetizzerà lo slancio ideale che si vuole incoraggiare nel bambino in questa fase


Verso l'Adolescenza: il Possibile Ruolo dell'"Utopia Negativa"

L'infante avrà comunque tempo per scoprire da sé di che materia sono fatti il destino e la parte oscura dei rapporti umani. Nel frattempo, la rappresentazione ideale di un mondo depurato degli elementi di predatorietà e di corruzione che lo zavorrano si saranno depositati nella coscienza malleabile del bambino, ora diventato adolescente o adulto, che sarà così spinto ad agire, nel suo piccolo o in grande, per un mondo migliore. Il mondo ideale che si rappresenta al bambino acquisirà in età adulta la forma dell'utopia: l'utopia è infatti per l'adulto ciò che la favola è per il bambino, allo stesso modo in cui il mondo ideale, che il bambino deve credere già realizzato, è per l'adulto un obiettivo da conquistare. L'utopia, se correttamente intesa, è idealismo pratico.
L'"utopia negativa", o "distopia", e cioè l'opera di autori come Orwell, Huxley e Bradbury, può essere un artificio per articolare un passaggio dalla concezione infantile del mondo - edulcorata in senso fiabesco - a quella realistica di un mondo effettivamente vissuto e di cui vanno capiti e affrontati i problemi da adulti: le "utopie negative" sono infatti sufficientemente lontane dalla realtà (sono appunto "utopie"), ma sono anche in certa misura realistiche perché volgono in chiave parossistica ed estrema problemi realmente riscontrabili nel mondo reale. Proprio perché essi rappresentano una sintesi spesso formidabile tra irrealtà e realtà nei sensi appena descritti, c'è in essi anche un implicito richiamo all'azione, sintetizzabile in un sottinteso che impegna il lettore a ogni passo: "Dobbiamo impegnarci per non arrivare a questo punto".


L'Ottimismo Incondizionato è una Forma di Immaturità

Da quanto detto, si evince anche il profilo di chi ha vissuto lo sviluppo contrario a quello prefigurato finora: è quello dell'ottimista che non si lascia disturbare dall'evidenza, che vive con convinzione, anche da adulto, la favola del miglior mondo possibile; di chi non riesce a separare idealità e realtà, vita infantile e vita adulta. Un probabile panorama di stasi o regressione psico-affettiva si concilia qui con una forma di immaturità civile, l'arte di non vedere o non voler vedere, che è cronaca dei nostri anni e principale causa dei nostri problemi.

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