domenica 2 agosto 2015

"GENERAZIONE XXX": PORNODIPENDENZA, MINACCIA EPOCALE

(Difficoltà: 1,9/5)

La pornodipendenza è una realtà dei nostri giorni: non c'è paragone fra i metodi di fruizione di un tempo e quelli attuali, fra le riviste e i film vhs e l'internet ad alta velocità.
Come si spiega questa dipendenza, che pur la scienza ufficiale non riconosce, nell'ottusità procedurale di ritenere infondato tutto ciò per cui non c'è una ricerca, anche se basterebbe mettere assieme la casistica empirica con ciò che già si sa su come gli ingranaggi della dipendenza “ufficiale” (alcol, droghe, gioco) operano nel cervello? Questo video  (in inglese) tratta il problema a fondo.

La Dipendenza dal Porno: Come l'Eroina, Più dell'Eroina

Vi si spiega che ogni mammifero è guidato da due istinti: quello della conservazione e quello della procreazione. Come già per la “volontà di vivere” di Schopenhauer, il secondo istinto è però prevalente, perchè la conservazione della specie ha la priorità, anche alle spese dell'individuale. In questo senso, la dipendenza dal sesso ha una maggiore giustificazione – dal punto di vista naturale - di ogni altra, e non ha rivali in quanto a potenza. A chi obietta che l'eroina darebbe più dipendenza (cosa peraltro inoppugnabile, se si guarda alle conseguenze fisiche dell'astinenza), va comunque fatto osservare che il “rush” dell'eroina è paragonato da chi l'ha provata a un orgasmo, ed è noto come l'appetito sessuale di un tossicodipendente è quasi totalmente inibito dall'uso della sostanza: l'uso di oppiacei come eroina e morfina, cioè, coinvolge lo stesso centro della soddisfazione sessuale, e le due sostanze ingannano il cervello nel sostituirsi a essa (non dimentichiamo poi che il nostro cervello stesso sprigiona oppiacei naturali, come si indicherà più sotto).
La pornodipendenza – anche il video vi allude – agisce sul cervello allo stesso modo degli oppiacei.
Quindi a differenza che la dipendenza da alcol o droghe, la pornodipendenza non soggiace all'assunzione esterna di una sostanza, bensì alla produzione di una sostanza interna - la dopamina - che la semplice visione - anche solo "mentale" - di contenuto pornografico fa schizzare a livelli massimi, rendendo la dipendenza più insidiosa e l'emancipazione se possibile amcora più ardua. Più che per altre dipendenze a matrice "esterna", la pornodipendenza richiede un cambiamento di mentalità, la capacità di non pensare, di controllare il proprio pensiero. E' per questo che la meditazione è risultata particolarmente efficace come approccio terapeutico alla pornodipendenza.

A tutti capita di sentirsi totalmente sazi dopo un copioso pasto al punto da non poter più ingurgitare più nulla, fatta eccezione per il dolce. Perchè questa eccezione? Perchè il “sentirsi sazi” si riferisce agli oppiacei naturali che il nostro cervello secerne per farci capire che “ora è tutto ok”, che per il momento possiamo rilassarci perchè abbiamo provveduto alle esigenze della nostra sopravvivenza. Tuttavia la dopamina (che invece presiede all'istinto della “ricerca” e del movimento, quindi della sopravvivenza propria e della specie) è – come ormai si è capito - superiore agli oppiacei nella scala gerarchica dei bisogni dell'essere animale. Quindi è normale che di fronte a un alimento ricco di grassi e zuccheri, essenziali per l'apporto energetico, ci sia l'"override" della dopamina sugli oppiacei, e che l'effetto di questi venga cortociruitato, cioè che il senso di sazietà sia messo a tacere: anche dopo un primo e un secondo luculliani, rimane quindi spazio per una fetta di torta. Nel caso del pornodipendente, in cui la compulsività del vizio è portata all'estremo - questa forma di “override” è continua, e si attua attraverso la continua ricerca di materiale non ancora visionato, oltre a prevedere una rincorsa a generi sempre più eccentrici e perversi: si tratta quindi di un'escalation sia quantitativa che qualitativa. 


 Pornodipendenza: il Sesso come "Ricerca Senza Fine"

Una differenza con altre gravi forme di dipendenza cattura, infatti, l'attenzione: diversamente degli oppiacei – e di altre sostanze come nicotina e alcol -, il consumo della pornografia non conosce limiti. Ciò la distingue anche da un'altro vizio che gli si avvicina molto e che non prevede l'introduzione di sostanze nell'organismo: il gioco. Nel gioco, il limite è il denaro di cui si dispone; nella pornografia, un abbonamento adsl è tutto ciò che serve per disporre di un contenuto pornografico virtualmente illimitato.
Il malato di pornodipendenza può arrivare a masturbarsi per ore e giorni consecutivi davanti a un monitor, alla ricerca di volti, di corpi e di shock sempre nuovi. E ciò per anni, nei quali egli deve confrontarsi con un continuo ciclo di alti celesti e bassi infernali, di confronti impietosi con il suo degrado e la sua disperazione, con la forza con cui ogni risoluzione di fermarsi, di cambiare, di rinascere è spazzata via dal demone che l'ha posseduto. Niente sembra poter spezzare la catena: non l'affetto per la famiglia, non l'appetito, non il senso di colpa - che pur diventa una ineludibile cartina di tornasole della sua esistenza disastrata. Ciò che qui si attiva è un altro istinto che accompagna primordialmente l'agire di ogni essere vivente: la ricerca di novità. La conquista di nuovi territori è sempre servita, in buona parte, alla scoperta di nuovi ceppi genetici: la diversità genetica accresce la possibilità per una specie di sopravvivere nell'ambiente e prosperare. Questa diversità è proprio ciò che muove il mouse del pornodipendente: il suo cervello si inganna nel pensare che un'esperienza affatto virtuale abbia la stessa valenza – e quindi meriti lo stesso compenso chimico – di un'esperienza reale.
Questo “compenso chimico” assume soprattutto la forma di una sostanza chiamata dopamina, che viene rilasciata dalla parte del cervello più primitiva (il sistema limbico, che ne costituisce il nucleo), nella fallace convinzione che la ricerca del "partner sessuale" sulle pagine di siti porno con base in ogni parte del mondo sia qualcosa di reale: il sistema limbico non sa distinguere tra vera ricerca e voyeurismo, cioè la ricerca di immagini di donne che fanno sesso con altri uomini. Non è un caso che, nel cervello, il “reward system” (che è uno specifico circuito limbico) sia anche chiamato “seeking system” (“sistema di ricerca”).
E' stato svolto, a tal proposito, un esperimento sui topi: si è introdotto un topo maschio in una gabbia dove era presente una femmina sessualmente ricettiva. Dapprima, si assiste a un accoppiamento frenetico. Progressivamente, però, il maschio perde completamente interesse in quella particolare femmina, i suoi tempi di eiaculazione si allungano e alla fine respinge ogni sua avance: ne ha avuto abbastanza. Tuttavia, l'introduzione di una seconda femmina in sostituzione della prima ha l'effetto di risvegliare come d'incanto l'istinto del maschio, che subito si riattiva per una nuova copula. Introducendo una terza femmina, gli sviluppi osservati sono i medesimi, e così per una quarta, una quinta ecc., fino al totale spossamento del soggetto dell'esperimento. Qui un grafico (ogni colore rappresenta una diversa femmina):

Ascisse: "Minuti necessari per l'eiaculazione"; ordinate: "Numero del'esemplare femmina"

La continua incetta di "nuove" femmine sostiene il livello di dopamina del pornodipendente a livelli stratosferici, abituando il cervello a ritmi di "ricerca" indiavolati. Le strategie che si presentano al pornodipendente sono due: procrastinare ad infinitum l'eiaculazione, mantenendo così la soglia di dopamina elevata; oppure eiaculare, ingenerando così un crollo del livello di dopamina e l'esigenza di ripristinarlo con una nuova sessione masturbatoria. In ogni caso, un fenomeno di assuefazione provocherà l'urgenza di cercare contenuti pornografici sempre più "spinti": sesso di gruppo, sadomaso, transex, persino zoofilia e gay porn. 


Viviamo in una Società Sesso-Dipendente

Siccome si ha a che fare con il nucleo più primitivo del nostro cervello e della nostra storia evolutiva, è ragionevole assumere come pietra di paragone l'uomo primitivo. Per stimare la portata del fenomeno, si pensi al fatto che un frequentatore di siti porno vede più "partner" femminili (il problema della pornodipendenza è quasi esclusivamente maschile) in una manciata di ore di quante un uomo primitivo potesse incontrarne in diverse vite: dalla stimolazione finalizzata alla ricerca della partner con la quale procreare si passa a una superstimolazione ossessiva che si alimenta di se stessa. Il che ci porta ad affermare con tutta sicurezza che, quantunque la pornodipendenza sia un fenomeno globale ma circoscritto (anche se enormemente sottovalutato e in continua crescita), la dipendenza dal sesso è un dato antropologico che data almeno dalla diffusione della cultura dell'immagine: siamo tutti sessualmente superstimolati e pratichiamo tutti sesso in misura enormemente accresciuta rispetto a quello che la natura ci richiederebbe. Con il frenetico bombardamento di immagini di corpi (maschili o femminili) siamo continuamente sull'attenti dal punto di vista dell'istinto procreativo, e quella che è per le altre specie animali la "stagione dell'accoppiamento" è per noi una condizione che ci accompagna in ogni minuto della nostra vita. Ciò non toglie che la combinazione di sesso (l'istinto più potente) e internet (la moltiplicazione all'infinito di stimoli che reiterano quell'istinto e che esigono una risposta) vada in definitiva a costituire un problema di natura e di portata diversa rispetto alla semplice dipendenza da sesso. 


Pordodipendenza e Alienazione: un'Epidemia già in Atto

Esaurito il piano biologico, traiamo ora alcune considerazioni di sociologia critica.
Il comportamento del pornodipendente incarna probabilmente il distanziamento massimo della società dell'immagine, dello Spettacolo, dalla vita vissuta. Come abbiamo appreso, il sesso è - da un punto di vista strettamente logico - “vita” per eccellenza: non si limita a conservarla (come il cibo), ma la genera. Ergo, lo spettacolo del sesso (la pornografia) deve essere considerato l'alienazione per eccellenza, soprattutto in un'età in cui la sua fruizione può contare su un canale come internet. La “superstimolazione” cui il pornodipendente si sottopone con fare compulsivo (la ricerca del sempre nuovo, del sempre più eccentrico) è in questo senso, la sopravvivenza che accresce se stessa: “sopravvivenza aumentata”.
La pornografia dell'era internet è, soprattutto per la generazione che con internet è cresciuta, un gravissimo pericolo. Essa non è solo una bomba sociale pronta a esplodere: è una minaccia antropologica senza precedenti, che rischia di minare la psiche delle nuove generazioni e la sopravvivenza della società stessa. I suoi effetti distruttivi sulla psiche di ragazzi di 8-15 anni cui è concesso di usare internet senza sorveglianza adulta possono solo essere immaginati. E non è arduo ritenere che il numero di infanti, preadolescenti e adolescenti che consumano quotidianamente porno digitale ammonti in tutto il mondo a svariate decine di milioni. Quale sarà il rapporto con il sesso che essi matureranno?  E quali saranno le conseguenze dal punto di vista della tenuta sociale e demografica delle comunità?

Nel nuovo modo del suo manifestarsi, la pornografia è un precipitato di ciò che la società è già da tempo. E' chiaro quindi che, come per ogni altro problema che coinvolga il destino della nostra società, la soluzione non potrà che provenire dal basso, cioè da ciacuno di noi.

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