lunedì 25 luglio 2016

"IL CAOS NON ESISTE": UNA FONDAZIONE GNOSEOLOGICA DEI PRINCIPI DI ORDINE E GIUSTIZIA

(Difficoltà: 4,8/5)

Immanuel Kant
Immanuel Kant
E' piena estate ed estate piena. Da giorni osservo un ragnetto che si è creato una ragnatela tra le doppie finestre della mia camera da letto. La mia camera si affaccia a sud, e c'è uno scampolo di giornata, diciamo tra le 11 e le 12, in cui l'angoletto dove il nero artropode ha intessuto la sua ragnatela è colpito direttamente dal sole. In aggiunta, le finestre esterne sono di metallo, e quindi veicolano particolare calore. Ma per il resto della giornata l'angoletto in questione è coperto dall'ombra, e questo ha permesso evidentemente al ragnetto di sopravvivere.
Nell'osservare la cosa, ho riflettuto sul fatto che, laddove un teista direbbe: “Che miracolo che si siano create le condizioni per la sopravvivenza del ragnetto”, un laico evoluzionista invece direbbe: “Il ragnetto si è trovato un habitat che ha reso possibile la sua sopravvivenza.” Il creazionismo presuppone che tutto nasca come caos, e che un'intelligenza intervenga per consentire che si determini un ordine. La realtà è che l'ordine è la regola dell'universo: il caos non esiste. Noi chiamiamo “caos” solo l'ordine che non riusciamo a capire; e non riusciamo a capirlo perché non è fatto per noi, o meglio per la nostra logica trascendentale, che ha al centro il rapporto fra causa ed effetto (nella rilettura schopenhaueriana della gnoseologia kantiana). Solo quando il caos si plasma in un configurazione che noi riusciamo ad afferrare, allora esso diventa “ordine”. Così, i pulviscoli che si sollevano ogni volta che azioniamo il ventilatore si depositano, per noi, in punti casuali, e si distribuiscono in direzioni sostanzialmente casuali. L'unico aspetto che possiamo prevedere e fare nostro è che essi si muoveranno nella direzione del getto di aria, e non si depositeranno dietro il ventilatore. Ma se la nostra capacità di intuire e applicare all'istante le leggi della fisica fosse tale da farci anticipare i punti di caduta di ogni singolo pulviscolo, ecco che noi percepiremmo il tutto fin dall'inizio come un ordine. L'ordine sta quindi nella capacità di distinguere, di vedere e di prevedere: l'ordine assoluto è solo nella mente di Dio, e in quanto assoluto non lascia spazio al caos.


L'Ambito Pratico: Ordine, Etica, Giustizia

I contorni dell'essenza divina si completerebbero applicando lo stesso criterio all'ambito pratico, cioè all'ambito dell'etica. Come già illustrato in questo articolo  su Hegel, lo spirito assoluto, e cioè l'autoscoperta dell'uomo come essere perfettamente razionale, perverrebbe all'assoluta responsabilizzazione, alla necessaria presa in carico di ogni atto da esso compiuto, alla luce di una acquisita trasparenza assoluta nella concatenazione degli eventi. Nell'attesa (ovviamente vana) che una tale prospettiva si verifichi, la giustizia non può essere, nella sua essenza, che esercizio di clemenza: lo sforzo dell'uomo di comprendersi come essere imperfetto. Se l'uomo fosse Dio, egli avrebbe di fronte a sé la visione dell'ordine assoluto, aldilà dello spazio e del tempo, e sarebbe responsabile di tutto, non solo in merito alla quantità (cioè indipendentemente dal numero di passaggi eventuali che separano la causa dall'effetto), ma altresì in merito alla qualità (e cioè tenendo conto del principio di escalation, sul modello del "Butterfly effect").
Così, se noi allunghiamo 5 euro a un mendicante fuori dalla chiesa, e poi questi 5 euro seguono un percorso tortuoso di mano in mano, e qualcuno li fa fruttare e si può così comprare una pistola per commettere un omicidio, saremmo noi responsabili di questa uccisione? In un'ottica “divina”, cioè di ordine universale, sì: potendo prevedere la catena degli eventi, non le avremmo dovuto dare inizio; in una dimensione di logica umana, con la limitata (e peculiare) visione dell'ordine che la contraddistingue, invece, no. Se, invece, accendiamo una sigaretta in un bosco d'autunno, gettiamo il fiammifero tra le foglie secche e si innesca un incendio, allora la responsabilità è giustamente codificata a termine di legge, perché l'ordine di causalità tra il nostro fiammifero e l'incendio è troppo evidente, e se si finisce con l'uccidere nel sonno con i fumi le persone di un villaggio lontano anche diversi chilometri dall'epicentro, la distanza non può certo essere invocata ad attenuante: non è in gioco qui tanto la intenzionalità, quanto la capacità di tener in conto le possibili conseguenze di un atto sulla scorta dell'intelligenza ed esperienza umane. 
Va da sé, infine, che la nozione di ordine si lega anche alle modalità percettive, e cioè al “filtro” che i sensi e le categorie dell'intelletto parano davanti alla ricezione del mondo, anche se ciò non vuol dire che un ordine esista solo in quanto “percepito”.


Conclusione, con Accessoria Riflessione sulla Legittimità del Creazionismo

In definitiva, il caos non esiste: esistono solo vari tipi di ordine, riconducibili a un minimo comune denominatore inintelligibile alla mente umana: un po' come le particelle della materia, che la scienza scopre sempre più piccole. Anche l'idea di un ordine universale è, peraltro, un'astrazione che può essere addotta come ipotesi di scuola per delucidare il tema (ed è ciò che io ho fatto qui): noi, fatalmente, non ne abbiamo percezione, e lo possiamo solo intuire a partire dalla nostra limitatezza e manchevolezza, cioè solo in senso negativo.
Ma se non esiste il caos, non esiste, di conseguenza, nemmeno alcun ordine che l'atto creatore di un essere sommamente razionale potrebbe conferire al caos stesso. L'universo come creazione è quindi un'idea umana, perché deriva da un'idea di ordine limitata alla propria visuale.

Nessun commento:

Posta un commento