martedì 21 maggio 2019

AFORISMI BELLI/3

 (Difficoltà: 3,4/5)

AFORISMI BELLI/3


L'erudizione sta alla cultura come il nozionismo sta alla conoscenza.

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La nostra è l’epoca più antipoetica di sempre.

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Sono sempre stata una persona banale: quando andavo all’asilo, sul mio grembiulino c’era disegnata l’immagine di un grembiulino.

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Non c’è spazio per la spiritualità in uno stomaco vuoto.

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“Non è consigliabile schierarsi dall’altra parte di ciò che pensa un uomo saggio”, si dice. Bè, dipende da quale altra parte.

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Fare figli è facile, il difficile è allevarli, si dice. Vero. E’ talmente facile fare figli, infatti, che è più semplice mettere incinta una per errore che non volendo.

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La modestia è l’autodifesa del grande contro l’invidia del mediocre.

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Se son fiori, fioriranno; se son rose, roseranno.

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Se lasci che sia il caso, o il “destino”, a dirigere la tua vita, poi non lamentarti troppo delle botte di sfiga.

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E’ meglio votare un politico che non fa le cose che dice piuttosto che uno che fa le cose che non dice.

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Quello di urlare al complottismo ogni volta che uno cerca di esplorare le motivazioni dietro le assurde azioni di un politico o di una classe politica, o al “razzismo” ogni volta che uno critica la politica immigratoria europea, sono solo modi per mettere a tacere l’opposizione colpendo la persona che parla invece delle sue argomentazioni. Così si impedisce il dibattito critico, e quindi la libera espressione, e quindi la democrazia. Quelli che adottano questo atteggiamento si possono definire “obiettori d’incoscienza”.


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La verità è di chi non ha nulla da perdere e nulla da guadagnare se non la verità stessa.

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Un aspetto della propaganda buonista nella scuola è il fatto che “siamo tutti unici”, come se uno valesse solo per il fatto di esistere e non per quello che effettivamente consegue o realizza. Ma questa è una falsità escogitata avendo come unico obiettivo il “far star bene” l’alunno. Ci penserà poi il contatto con la crudezza del mondo a far crollare questa assurda e devastante illusione. La scuola non deve essere un utero che protegge, ma una palestra di vita e di mondo. E la condizione uterina non è vita, ma solo la sua premessa.
Una siffatta rinuncia alla missione di educare alla vita e al mondo da parte della scuola è il marchio eclatante di una femminilizzazione dell’istituzione scolastica che andrebbe subito e drasticamente corretta. A meno che non si voglia crescere generazioni totalmente impreparate alla vita e al lavoro, e quindi delle persone infelici perché continuamente frustrate dai propri inevitabili fallimenti.

Il punto non è se siamo unici, cosa del resto biologicamente e psicologicamente inevitabile, vista la quantità delle variabili in gioco. Il punto è se siamo abbastanza unici da fare una differenza, cioè se la nostra unicità è tale da renderci veramente diversi, da costituire una vera differenza nel mondo.
 

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Meglio troppo tardi che mai.

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Ci rendiamo conto di quanto siano importanti le cose dopo che le abbiamo perse. Il paradiso è per noi sempre postumo.

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