giovedì 4 agosto 2016

I BAMBINI DIMENTICATI NELL'AUTO D'ESTATE

"Ricordati di me o ti ricorderai per sempre di me"
A proposito del fenomeno dei bambini dimenticati dai genitori in auto sotto il solleone, l'opinione pubblica appare divisa fra chi esprime piena solidarietà con il genitore autore della dimenticanza, affermando che “può accadere a chiunque” e spostando la responsabilità sui ritmi frenetici della vita moderna, e coloro che invece reclamano almeno un accertamento delle responsabilità. Ecco la mia riflessione per punti.

martedì 26 luglio 2016

L'"IPOCRISIA": CIO' CHE E' E CIO' CHE NON E'

"Giano", di R. Sommaruga
"Giano" (1967), di R. Sommaruga
(Difficoltà: 3,8/5)

Se c'è una cosa che odio (o meglio, che disapprovo) è l'utilizzo che si fa del concetto di “ipocrisia”. Il concetto di “ipocrisia” non è, a dispetto del suo frequente uso, qualcosa di facile da afferrare; ergo, esso viene spesso usato a sproposito. La sua difficoltà deriva dal fatto che si riferisce a un atteggiamento e non a un episodio preciso e concreto, come accade nel caso del concetto di “bugia” o “menzogna”: essendo più "aereo", la ragione fa più fatica ad "afferrarlo" (appunto). 

lunedì 25 luglio 2016

"IL CAOS NON ESISTE": UNA FONDAZIONE GNOSEOLOGICA DEI PRINCIPI DI ORDINE E GIUSTIZIA

(Difficoltà: 4,8/5)

Immanuel Kant
Immanuel Kant
E' piena estate. Da giorni osservo un ragnetto che si è creato una ragnatela tra le doppie finestre della mia camera da letto. La mia camera si affaccia a sud, e c'è uno scampolo di giornata, diciamo tra le 11 e le 12, in cui l'angoletto dove il nero artropode ha intessuto la sua ragnatela è colpito direttamente dal sole. In aggiunta, le finestre esterne sono di metallo, e quindi veicolano particolare calore. Ma per il resto della giornata l'angoletto in questione è coperto dall'ombra, e questo ha permesso evidentemente al ragnetto di sopravvivere.

domenica 17 luglio 2016

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9975

 (Difficoltà: 3,2/5)

LA SOCIETA' CONTEMPORANEA: UNA QUESTIONE DI AUTOMATISMI

Viviamo in una società che ci chiede tempi di reazione fulminei
Vorrei mettere agli atti un episodio capitatomi recentemente. Mi trovavo alle poste per recapitare una lettera raccomandata di tipo 1. Entro, mi faccio dare il modulo, compilo e aspetto paziente il mio turno. L'ufficio è pieno di extra-comunitari, dal momento che esso sorge in un'area della mia città di particolare varietà etnica. Le uniche due impiegate allo sportello sembrano far di tutto per esasperare i numerosi clienti, che infatti iniziano a protestare, seppure con ironia: solo uno sportello è aperto alla volta, perché, per chissà quale problema, un cartello “sportello chiuso” si alterna all'uno e all'altro degli unici due sportelli accessibili. Il sospetto è che il direttore di filiale faccia fare un po' di back office alle impiegate. Una delle due impiegate, quella di cui dirò più avanti, batte i tasti con una lentezza che pare studiata: per chi fosse pratico di dattilografia, diciamo che fatica ad arrivare alle quindici parole al minuto, e non sto scherzando. Ma soprassediamo sulla proverbiale voglia di lavorare della fauna impiegatizia del pubblico impiego: non è questo il punto che voglio discutere qui.

mercoledì 6 luglio 2016

L'ARTE DI CHRISTO: IL TALENTO DEL CAPITALE

Le "floating piers" sul Lago d'Iseo
(Difficoltà: 4,5)

L'arte di Christo (una specie di Land Art) è un'arte-evento. Da una parte, essa sembrerebbe esprimere la caducità del prodotto artistico, che s'inscrive pur sempre nel mondo e quindi soggiace al carattere perituro dell'esistente, tanto più se questo mondo è un frenetico succedersi di mode in una società iper-consumistica. L'eternità dell'opera d'arte è così un'illusione: il massimo a cui l'opera d'arte possa aspirare è un'installazione nel museo, a testimoniare un periodo di vitalità passata. Ma – qui il punto – come la vita – per quanto effervescente – lascia il posto alla morte, così la vitalità culturale dell'opera d'arte lascia il posto al magone della nostalgia storicistica. La presenza dell'oggetto d'arte nel museo lo costituisce a oggetto di una siffatta contemplazione, e ciò proprio nel momento in cui ne sancisce la solenne consacrazione di fronte allo spirito della Storia: se il cesso di Duchamp non stesse in un museo, esso apparirebbe come un qualunque pisciatoio, ma almeno manterrebbe la sua vitalità – seppur triviale - di oggetto d'uso quotidiano.

domenica 26 giugno 2016

I SERVO-MEDIA PROPRIO NON VOGLIONO MOLLARE: STUPIDARIO GIORNALISTICO NEL POST-BREXIT

(Difficoltà: 3/7)

courtesy of "opendemocracy.net"
"Li batteremo ancora. Lo stiamo già facendo"
Butterò giù qui un paio di osservazioni a proposito delle reazioni giornalistiche all'uscita della GB dall'Unione europea. L'elenco non è esaustivo: quando si parla dei media del regime euro-tedesco, i confini della menzogna sembrano allargarsi in maniera inversamente proporzionale a quelli dell'Unione. Se ne avrò voglia, lo aggiornerò.


Vecchi contro giovani? No: la vera contrapposizione è tra economia reale ed economia del nulla

I media hanno qui buon gioco nel portare acqua al proprio mulino, o meglio a quello di coloro che servono: l'assist della solita vecchia diatriba tra il nuovo e vecchio, tra i “cambiatori” e i conservatori, tra quelli che guardano a un futuro fatto di autostrade nella troposfera e i nostalgici del protettorato di Cromwell, è offerto loro dal dato apparentemente incontestabile della distribuzione demografica del voto, che parla di una supremazia del “leave” solo a partire dalla fascia dei cinquantenni.
Ma, a dispetto delle apparenze - e secondo una lettura che mi pare, tra le molte, una delle più cogenti per i tempi in cui viviamo - non si tratta in realtà della contrapposizione tra vecchi e giovani, quanto di quella tra economia reale ed economia “del nulla”.

mercoledì 22 giugno 2016

L'EURO-DITTATURA PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO

"A colpo sicuro!"
(Difficoltà: 0,9/5)
Jo Cox è morta. Chi? Certo, nessuno la conosceva al di fuori del Regno Unito, ma ora la conoscono tutti come una brava persona, che si spendeva per fare del mondo “un posto migliore dove vivere”. E ci mancherebbe che non avessero scelto una brava persona, tutta Parlamento, ideali e famiglia, da immolare alle ragioni del “Remain” nella campagna sull'uscita della GB dalla UE!
Perché mi sembra chiaro che il tempismo di questo omicidio è particolarmente sospetto. E tutt'altro che scevro da precedenti. Senza scomodare eventi troppo lontani, basta rivolgersi a un esempio molto simile, anzi specchiato: l'omicidio della ministra svedese Anna Lindh nel 2003. La posta in palio era l'ingresso della Svezia nell'euro, del quale la ministra in questione era una fervente sostenitrice.

martedì 17 novembre 2015

"SVENTURATA LA TERRA CHE HA BISOGNO DI EROI": ELOGIO DELLA NORMALITA'

(Difficoltà: 1,7/)

Berlutman e Ronzin, "uomini forti" alleati fino alla morte
Sventurata la terra che ha bisogno di eroi”, fa dire Brecht a Galileo Galilei. Anche perchè i veri eroi sono merce rara, e se una nazione ne ha bisogno ma non ne possiede, se li crea. Quello che non è chiaro in particolar modo agli italiani, sempre febbrilmente alla ricerca dell'uomo forte a cui affidare il proprio destino, è che uno Stato ha soprattutto bisogno di normalità. E per ritornare alla normalità non basta nient'altro che un'idea di politica come “servizio al cittadino”. Se un leader politico non è in grado di servire lo Stato e la collettività, deve ritirarsi, non importa se capace ma debole o disonesto, o se forte ma incapace o disonesto.

sabato 14 novembre 2015

L'AGGETTIVO "PATETICO": USARE CON CAUTELA

(Difficoltà: 2,6/5)

L'aggettivo “patetico” si trova spesso anche nel linguaggio comune, soprattutto – va detto – nella cultura anglosassone. Esso ha però perso ormai il suo tradizionale significato – neutro e privo di caratterizzazione critica – di cosa che “che suscita compassione e commozione o tristezza” (Sabatini-Coletti), per cui si ha una scena patetica, o un romando, o una storia ecc. L'uso più caratteristico è piuttosto quello denigratorio: il “patetico” è la persona che desta imbarazzo e perciò merita commiserazione. E' colui che dimostrerebbe, anche con un solo gesto o parola, di essere un reietto, un fallito, uno sconfitto. Esso è insomma un insulto che pretende di riassumere il senso di una vita: in questo senso, è l'insulto più affrettato, pretestuoso e infondato che si possa proferire o ricevere, perchè ognuno di noi - ciò che si è - è il risultato di vicissitudini che è impossibile per chiunque – anche per noi stessi – sintetizzare in un'espressione senza che qualcosa di essenziale sia lasciato fuori. 

domenica 8 novembre 2015

IL DIAVOLO FUOR DI ALLEGORIA: LA DIPENDENZA

 (Difficoltà: 3,2/5)

La narrativa per bambini, così come quella religiosa (la religione rappresenta, dal punto di vista cultural-antropologico, l'infanzia dell'umanità) è da sempre popolata di figure edulcorate. "Edulcorate" perchè passate attraverso il filtro della trasfigurazione narrativa. Ma proprio per questo anche "drammatizzate", cioè tradotte in una scenografia suggestiva per la mente del bambino o del religioso.

domenica 25 ottobre 2015

DALL'EZIOLOGIA GENETICA DEL CANCRO UNA LEZIONE PER LA VITA

(Difficoltà: 4,2/5)

E' noto che nella casistica del cancro, il fattore genetico pesa solo per un 5-10%: “Solo il 5-10% di tutti i casi di cancro può essere attribuito a difetti genetici […]. Le prove cliniche indicano che di tutte le morti causate dal cancro, quasi il 25-30% sono dovute al tabacco, un 30-35% sono collegabili alla dieta, circa un 15-20% sono causate da infezioni, e la percentuale rimanente è attribuibile ad altri fattori quali le radiazioni, lo stress, l'attività fisica, gli inquinanti ambientali ecc.” (fonte).