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sabato 27 ottobre 2018

IL “POLITICAMENTE CORRETTO”: L’INSTAURARSI DELLA DITTATURA ATTRAVERSO IL CONTROLLO DELLA PAROLA


(Difficoltà: 0.9/5)

Sinistra: demonizzazione e violenza
Ricordate quando per indicare un individuo con impedimenti funzionali si diceva “handicappato”? E vi ricordate quando poi si è deciso di cassare il termine “handicappato”, ritenuto offensivo, per sostituirlo con “disabile”? E vi ricordate del momento in cui si è deciso di far fuori il termine “disabile”, ritenuto oltraggioso, per sostituirvi la delirante locuzione “diversamente abile”? E di quando si è deciso di giustiziare l’espressione “diversamente abile” per soppiantarla con l'orripilante “diversabile”? I testi della legislazione scolastica possono aiutare una ricerca che si proponga di studiare un’evoluzione delle varie diciture. Nel caso di “diversamente abile”, ci si era accontantati di violentare la logica; con “diversabile” (una specie di crasi), invece, si è pensato di stuprare anche l’italiano: un sovversivo potrebbe infatti pensare che “diversabile” sia aggettivo derivato dalla voce del noto verbo “diversare”... Ma stiamo un po’ divagando. Veniamo al punto. Questa danza di appellativi, sanzionata legislativamente e penetrata nella favella comune, è un esempio di “politicamente corretto”. E questo è solo un esempio triviale, con un’implicazione politica così rarefatta da essere intelligibile solo alla mente più informata ed esperta. Ma il politicamente corretto va molto più a fondo: esso è pervasivo al punto da includere tutto (almeno nelle ispirazioni). E la politica non è un campo che esso tocchi solo tangenzialmente e accidentalmente, tutt’altro: il potere politico (autoritario) è la sua culla, la sua ragion d’essere e il suo approdo ultimo (tant’è vero che la parola “politica” è inclusa nel suo nome).

giovedì 16 agosto 2018

Ebook disponibile!

Salve.

https://www.amazon.it/dp/B07GFKG7M4Ho appena pubblicato su Amazon un ebook che raccoglie una selezione di articoli qui presentati.
Per chi volesse acquistare, troverà qui un link (clicca sull'immagine) e nella colonna di destra della homepage un box che rimanda alla corrispondente pagina Amazon.
Tengo a precisare che gli articoli dell'ebook sono stati rivisti, corretti e ampliati, e quindi sono nella media significativamente diversi da quelli pubblicati sul blog. Capita infatti che, rileggendoli settimane, mesi o anni dopo la pubblicazione, ci si accorga di errori, carenze o scemenze scritte, nonché della possibiltà di ampliamenti anche sulla scorta di nuove letture o avvenimenti intervenuti nel frattempo.
(Nota: per leggere un'anteprima, consiglio di fare così: cliccare su "leggi l'estratto" e poi su "invia l'estratto al tuo kindle". Se si legge direttamente l'anteprima da "leggi l'estratto" appaiono . per motivi oscuri - dei problemi di visualizzazione).
That's all, folks.

martedì 24 luglio 2018

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9971

 "PALCHISMO" E SIMULAZIONE NEL CALCIO: QUANDO IL GIOCO SI FA DOMINO...

 (Difficoltà: .1,3/5)

Guardando l’ultimo Mondiale di calcio, è stato impossibile non accorgersi di un fatto: il calcio è diventato uno sport per fighette. Naturalmente, il calcio di per sé non lo sarebbe: la posta in gioco è alta e in campo i giocatori si menano, ci sono interventi scavezzacollo, e gli esempi di infortuni anche gravi si sprecano. 

Ma proprio perché la posta in gioco è alta, la simulazione e il palchismo hanno trovato nel calcio contemporaneo sempre più posto. In questo Mondiale, dove la posta in gioco - come in ogni Mondiale - è la più alta, tutto questo è apparso alla luce del sole: giocatori che crollavano a terra al minimo tocco come colpiti da un colpo di fucile, e le smorfie di incommensurabile quanto finto dolore che si dipingeva sui loro volti. Se prestiamo ben attenzione a certe situazioni, notiamo come il giocatore-attore, caduto (è proprio il caso di dire) in disgrazia, trovi il tempo di dimenticarsi delle proprie intollerabili sofferenze per guardare – di sbieco e di sguincio – l’arbitro, per vedere se la sua simulazione ha avuto effetto e l’avversario è stato ammonito o altro.

lunedì 23 ottobre 2017

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9972

 (Difficoltà: 3,6/5)

LA VOCE NARRANTE NEI FILM

"Maledetto il giorno che t'ho incontrato" (1992)
Una cosa che odio sono quei film dove c'è la voce narrante. Parlo di film come “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”, di Verdone.
Non so ben spiegarmi il senso di questo mio tarlo. Forse considero questo espediente un trucco di bassa lega del regista per risparmiarsi la fatica – nell'impiego caratteristico della voce narrante, che è quello di introduzione alla storia o ai personaggi - di "creare un mondo" che “collochi” gli interpreti, presentandoli al pubblico e definendoli. E' più semplice introdurre l'intera storia con un “Tizio è un giornalista innamorato di Tizia, la caporedattrice del giornali in cui lavora. Tizio vorrebbe proporsi, ma ha due difetti caratteriali: è un pigro e un pavido” ecc.; più arduo sarebbe invece elaborare una serie di "antefatti" della narrazione – in forma di eventi e dialoghi - che siano abbastanza densi da essere al contempo esaustivi e sintetici e non portare via troppo tempo al resto del film.
Ma questo è, apparentemente, un dono che non molti registi hanno, e che parla della qualità dal lato della sceneggiatura.

domenica 15 ottobre 2017

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9973

(Difficoltà: 2,6/5) 



“NON MI PIACE IL TUO TONO”, OVVERO: COME LE EDUCANDE-FIGHETTE DEL POLITICALLY CORRECT CERCANO DI SOPPRIMERE LA DISCUSSIONE

Quando qualcuno ti attacca sul tono, lo fa perché ha perso il confronto sui contenuti.” 
(Douglas Murray)

§ --- §

Fonte: Consiglio d'Europa
Se c'è una cosa che mi fa incazzare è quando, durante una discussione, l'interlocutore - evidentemente a corto di argomenti ma ben deciso a sostenere la sua visione ideologicamente distorta sul tema - si rifugia nella questione del tono, dicendo qualcosa del tipo: “Il tuo tono è inaccettabile”, o “Se usi questo tono passi in ogni caso dalla parte del torto”, o la classica “C'è modo e modo”.

domenica 1 ottobre 2017

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9974

(Difficoltà: 3.6/5)

STUDIO DELLA LINGUACCIA ITALIANA: L'Uso del Congiuntivo Imperfetto Come Imperativo


Maurizio Gasparri
Se c'è una cosa che fa incazzare il purista dell'Italiano in me, è l'uso del congiuntivo imperfetto come imperativo. Sapete, quando un politico (perché di solito sono i politici che lo fanno) dice per esempio: “Si facesse da parte e lasciasse il posto a qualcun altro” invece di: “Si faccia da parte e lasci il posto a qualcun altro”. Come ci segnala la Crusca, questo è un costrutto in voga al centro-sud, ma che gode di una certa diffusione anche dalla Toscana in su. 
L'imperativo ha solo il tempo presente e due forme, quella della seconda persona singolare e quella della prima plurale (“Vattene!”, “Andatevene!”). Per tutte le altre persona - tranne ovviamente la prima, che è inesistente- esso prende in prestito le forme del congiuntivo presente: "Se ne vadano!". Se si utilizza il congiuntivo imperfetto al posto del presente, se ne fa un uso scorretto dal punto di vista grammaticale.

martedì 29 novembre 2016

I MEDIA E GLI ATTENTATI TERRORISTICI ISLAMICI: "Copri, Minimizza, Rovescia, Possibilizza"

I media hanno riportato un nuovo grave fatto di cronaca negli Stati Uniti, questa volta per fortuna senza conseguenze letali per nessuna delle 11 persone colpite.
Giornali e notiziari tv parlano di “possibile matrice terroristica”. Naturalmente la politically correctness avallata in 8 tragici anni dal primo presidente musulmano degli Stati Uniti impedisce di aggiungere alla parola “terrorismo” la qualificazione di “islamico”, ma a questo siamo ormai abituati. Come siamo abituati al fatto che per un aggettivo necessario che si omette, se ne aggiunga uno superfluo: “possibile”. Possibile? Dunque, vediamo gli elementi di cui disponiamo.

martedì 26 luglio 2016

L'"IPOCRISIA": CIO' CHE E' E CIO' CHE NON E'

"Giano", di R. Sommaruga
"Giano" (1967), di R. Sommaruga
(Difficoltà: 3,8/5)

Se c'è una cosa che odio (o meglio, che disapprovo) è l'utilizzo che si fa del concetto di “ipocrisia”. Il concetto di “ipocrisia” non è, a dispetto del suo frequente uso, qualcosa di facile da afferrare; ergo, esso viene spesso usato a sproposito. La sua difficoltà deriva dal fatto che si riferisce a un atteggiamento e non a un episodio preciso e concreto, come accade nel caso del concetto di “bugia” o “menzogna”: essendo più "aereo", la ragione fa più fatica ad "afferrarlo" (appunto). 

domenica 17 luglio 2016

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9975

 (Difficoltà: 3,2/5)

LA SOCIETA' CONTEMPORANEA: UNA QUESTIONE DI AUTOMATISMI

Viviamo in una società che ci chiede tempi di reazione fulminei
Vorrei mettere agli atti un episodio capitatomi recentemente. Mi trovavo alle poste per recapitare una lettera raccomandata di tipo 1. Entro, mi faccio dare il modulo, compilo e aspetto paziente il mio turno. L'ufficio è pieno di extra-comunitari, dal momento che esso sorge in un'area della mia città di particolare varietà etnica. Le uniche due impiegate allo sportello sembrano far di tutto per esasperare i numerosi clienti, che infatti iniziano a protestare, seppure con ironia: solo uno sportello è aperto alla volta, perché, per chissà quale problema, un cartello “sportello chiuso” si alterna all'uno e all'altro degli unici due sportelli accessibili. Il sospetto è che il direttore di filiale faccia fare un po' di back office alle impiegate. Una delle due impiegate, quella di cui dirò più avanti, batte i tasti con una lentezza che pare studiata: per chi fosse pratico di dattilografia, diciamo che fatica ad arrivare alle quindici parole al minuto, e non sto scherzando. Ma soprassediamo sulla proverbiale voglia di lavorare della fauna impiegatizia del pubblico impiego: non è questo il punto che voglio discutere qui.

sabato 14 novembre 2015

L'AGGETTIVO "PATETICO": USARE CON CAUTELA

(Difficoltà: 2,6/5)

L'aggettivo “patetico” si trova spesso anche nel linguaggio comune, soprattutto – va detto – nella cultura anglosassone. Esso ha però perso ormai il suo tradizionale significato – neutro e privo di caratterizzazione critica – di cosa che “che suscita compassione e commozione o tristezza” (Sabatini-Coletti), per cui si ha una scena patetica, o un romando, o una storia ecc. L'uso più caratteristico è piuttosto quello denigratorio: il “patetico” è la persona che desta imbarazzo e perciò merita commiserazione. E' colui che dimostrerebbe, anche con un solo gesto o parola, di essere un reietto, un fallito, uno sconfitto. Esso è insomma un insulto che pretende di riassumere il senso di una vita: in questo senso, è l'insulto più affrettato, pretestuoso e infondato che si possa proferire o ricevere, perchè ognuno di noi - ciò che si è - è il risultato di vicissitudini che è impossibile per chiunque – anche per noi stessi – sintetizzare in un'espressione senza che qualcosa di essenziale sia lasciato fuori. 

domenica 6 settembre 2015

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9976

(Difficoltà: 1/2)
 VA IN ONDA LA PORNOGRAFIA DEL DOLORE
"Un bel piantino per l'audience, signora?"
Si dice spesso che, di fronte al dolore, più di tante parole può il silenzio. La televisione ha un modo tutto personale di interpretare questa massima, in quella che viene definita, in maniera giustamente spregiativa, “tv del dolore”. La strategia è semplice: si prende una persona che ha vissuto un forte trauma (un familiare ucciso, una casa distrutta dal terremoto, la disoccupazione), le si fa una domanda e le si piazza il microfono in bocca attendendo la risposta, il tutto a favore di telecamera, con un primo piano inesorabile dell'intervistato. Ottenuta la risposta, si valuta il grado di drammaticità della stessa, soprattutto per come può essere percepita dal telespettatore, e se è quello giusto, si rimane immobili e silenti per diversi secondi, microfono in mano, quasi come per suggere vampirescamente dal silenzio e dall'espressione addolorata dell'intervistato -che da quella pausa trarrà occasione per riflettere su quanto appena detto, con inevitabile ulteriore struggimento– linfa da tradurre in ascolti. 

martedì 12 maggio 2015

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9977

(Difficoltà: 1,3/5)

Gregorio Magno (?)
Una decina di giorni fa necessitavo di stampare delle fotocopie dalla mia usb e mi sono recato come sempre in questi casi in una delle tante copisterie nella zona-Università della mia città. Attendo il mio turno di fronte alla fila di 4 computer all-in-one, al mio arrivo tutti occupati da studenti, data l'ora medio-mattutina. Se non altro, noto di essere il primo e l'unico in lista d'attesa.
Si tratta di uno spazio molto ristretto: nella saletta oblunga la mensolina con i computer da un lato e le stampanti da ufficio dall'altro occupano circa i 2/3 dello spazio.

domenica 3 maggio 2015

LA SMISURATA IDIOZIA DEI TEST D'INTELLIGENZA

(Difficoltà: 3.7/5)

H. Gardner
C'è un appunto logico invalicabile che fa stridere alle mie orecchie l'intera nozione di un “test d'intelligenza”: per misurare l'intelligenza occorre sapere cosa sia. Ma così come non si può capire il funzionamento del sistema circolatorio senza aver chiaro il funzionamento del cuore, per afferrare cosa sia l'intelligenza occorrerebbe capire come funziona il cervello. E se è vero – come è vero – che la scienza ancora non ha disvelato i misteri del funzionamento del cervello umano, allora ripercorrendo a ritroso il sillogismo si deve pervenire alla conclusione che i test di intelligenza - nella misura in cui intendano avocare a sé la definizione stessa di “intelligenza” - non hanno nessun valore.

domenica 22 marzo 2015

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9978

(Difficoltà 3,4/5)

Se c'è una cosa che mi fa incazzare, è me stesso quando indulgo, da comunicatore o “blogger”, in slogan. Questo post è quindi un'autodenuncia all'autorità dell'indipendenza e dell'originalità di pensiero, cioè alla mia coscienza. Sono quindi io stesso a presiedere l'autorità che mi deve giudicare: se non è conflitto d'interessi questo...!

domenica 19 ottobre 2014

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9979

(Difficoltà: 4/5)

L'UOVO DI COLOMBO: COME IL POTERE IN ITALIA
METTE A TACERE LA CRITICA


Travaglio e Burlando
Burlando: un uomo, un gerundio
Se c'è una cosa che mi fa incazzare è il richiamo alla buona educazione, e mi spiego. Non mi riferisco ovviamente al richiamo in quanto tale, che è doveroso per un bambino, ma ha già meno senso per un adulto, per il quale ciò che è fatto è fatto. Mi riferisco piuttosto alla forma di richiamo alla buona educazione e al “rispetto” che è illustrato dal rimprovero di Santoro a Travaglio nell'ultima puntata di “Servizio Pubblico”.

domenica 12 ottobre 2014

10MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9980

(Difficoltà: 3,2/5)

STUDIO DELLA LINGUACCIA ITALIANA: L'USO IMPROPRIO
DELLA PAROLA "IMPORTANTE"


La "linguaccia italiana"
Se c'è una cosa che mi fa incazzare è l'utilizzo improprio della parola “importante”. Al minuto 10:55 di questo video si sente la pidina Moretti dire: “I costi evidentemente saranno importanti”. Questo è un uso quantitativo dell'aggettivo “importante” che è indice di scarsa attenzione o conoscenza lessicale oltre che di permeabilità alle mode più grossolane: l'utilizzo improprio del termine “importante” è infatti cosa relativamente recente che origina probabilmente dal mondo del calcio.

domenica 5 ottobre 2014

DIECIMILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9981

 (Difficoltà: 2,5/5)

"TRECCE DI STORIA"
(una poesia breve)

Gengis Khan
Che il tempo attenui i ricordi e il portato emotivo e sensibile delle esperienze è una fatalità incontrastabile. Ma sul piano della narrazione storica, un imperativo morale vuole che accanto alla conservazione della memoria dei fatti vi sia anche la coerenza del giudizio su fatti e persone. Purtroppo, questo non accade sempre. Capita così che personaggi discutibili o negativi della Storia vengano con il tempo rivalutati, certo per via del filtro narcotizzante del tempo, che offusca, abbellisce, attenua; ma soprattutto per effetto di un revisionismo politicizzato che, dài e dài, si sedimenta poi nella coscienza pubblica.

domenica 14 settembre 2014

DIECIMILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9982

(Difficoltà: 1,3/5)






Visto l'imminente inizio di una nuova stagione di quel distillato di nascondimento e 


menzogna che sono i talk show politici, ho pensato a un piccolo sforzo poetico. Pensatelo


  alla stregua di  un'inaugurazione, ma questa volta dal punto di vista dello spettatore. E 


comunque lo spettro della poesia in questione si estende all'offerta tele-informativa tutta,


 quindi  Vespa e Floris non si montino la testa.











INFOTAINMENT












Voraci palinsesti,



dove in oliati condotti


 
poltigliosa feccia si barcamena



con rubricato assenso



e ampollose pompe



in trucido plagio.






E noi lì, larve antropomorfe



d'anima salassate.












domenica 24 agosto 2014

DIECIMILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9983

(Difficoltà (1,9/5)

"MA SI', SE STAI A BADARE A TUTTO..." 
 

Homer Simpson non sta lì a badare a niente...
Homer Simpson
Se c'è una cosa che mi fa incazzare è la frase: “Ma sì se stai a badare a tutto...” Estrapolata dal contesto creato dall'osservazione di cui è risposta, la frase può non dire nulla a più d'un lettore. Ecco quindi esempi che valgono più di una spiegazione:
  • “Controlla l'etichetta dei prodotti che mangi, potrebbero esserci sostanze cancerogene.” “Ma sì se stai a badare a tutto, non vivi più.”
  • “Vacci piano con l'uso del telefonino. Si dice che un uso eccessivo sia pericoloso.” “Ma sì se stai a badare a tutto quello che si dice...”
  • “Evita il sesso non protetto, l'AIDS non è ancora stato sconfitto.” “Ma sì se stai lì a badare a tutto, non esci più di casa.”

lunedì 14 ottobre 2013

10 MILA COSE CHE MI FANNO INCAZZARE/9984

 IL VERO DRAMMA DEI "FIGLI DI PAPA'"

(Difficoltà: 3.6/5)

MIchel Martone, figlio di papà nonchè il "non plus ultra" del raccomandatismo
Se c'è una cosa che mi incazzare, sono i "figli di papà", quei fighetti privilegiati che amano esibire sicumera e arroganza da sberle. Ma sono essi veramente degli esseri baciati da Dio? E' tutto oro quello che luccica? Per cominciare, una nota di costume. Al mondo non esistono persone sicure e persone insicure. Esistono solo persone con il culo coperto e quelle che non hanno santi in paradiso. Ma, come dicono gli anglofoni, “non eistono pranzi veramente 'gratis'”. Ogni vantaggio sociale che uno eredita ha una nemesi.